LA ROCCA

Dell'antica Rocca non sono arrivate a noi altro che i sotterranei sotto il Palazzo Alberti e l'ampio piazzale su cui erano disposti gli alloggiamenti e le opere di difesa. Stando al "Cronlcon" del monaco del Soratte, Benedetto di Sant'Andrea, essa sarebbe stata costruita dal marchese Pietro, fratello di papa Giovanni X (914 - 928), quando fu costretto da una rivolta a fuggire da Roma.

Si rifugiò ad Orte perché la Città, posta su una rupe scoscesa da tutte le parti, meglio si prestava ad esser difesa, tanto più che Alberico I vi aveva già costruito opere di fortificazioni, per rendere ancora più saldi i vari punti di accesso. In un periodo successivo vi si erano stanziati gruppi di Ungari, chiamati in Italia da Berengario, i quali da li, di tempo in tempo, partivano per azioni di saccheggio e di vendetta. Per gli ortani la Rocca era diventata sin d'allora il simbolo della tirannia e essi non esitarono a distruggerla, quando gli Ungari abbandonarono definitivamente l'Italia.

La Rocca venne poi ricostruita per iniziativa del Cardinale Egidio Albomoz, inviato da Avignone dal pontefice a restaurare il potere pontificio né 1i stati della chiesa, presidiandoli, qua e là, nei luoghi strategici, da opere di fortificazioni, da torri e da rocche massicce e maestose, costruite con la più grande varietà, adattate alla configurazione topografica e alla capacità di resistenza naturale.

Quella di Orte fu fatta da lui ricostruire nel 1366 un anno prima della sua morte, avvenuta, durante la pestilenza, a Viterbo il 21 giugno 1367. Nella descrizione che ce ne dà il Leoncini, essa appariva una piazzaforte impressionante per forza e robustezza, di grande ampiezza, con fossati da una parte e dall'altra, con una gran torre detta anche "il Torracchio". La strada d'accesso da parte della Bastia era sbarrata da due porte, una a metà strada addossata alla Casa Celiani, e di essa sono ancora visibili i resti; l'altra alla fine della salita, detta anche "la Porticella" o "Porta delle Arci" o "del Cassero" giunta fino ai primi anni del '900.

Dopo la conclusione dello Scisma d'Occidente, Martino V, dei principi Colonna, ne1 1417 assegnò al suo, nipote Antonio Colonna la Rocca di Orte, dalla quale si poteva controllare il ponte sul Tevere, che era oggetto di continue lotte per assicurare il passaggio tra il Ducato di Spoleto e Roma. Antonio Colonna, però, più che come il nipote del papa pretendeva di essere considerato un normale signore nel dominio della Città, e per meglio spadroneggiare si era associato ad alcuni figli di fuoriusciti e particolarmente ai discendenti di Verrocchio Pandolfini, signore di Baucca. Questa banda di prepotenti sfogò sugli ortani tutti i loro risentimenti, compiendo uccisioni e devastazioni in Città e nel territorio. Nessuna meraviglia, dunque, se all'annunzio della morte del papa, nel novembre del 1431, la rabbia cittadina esplose furiosamente. Istigando i suoi seguaci, egli riuscì a fuggire, ma la Rocca che era stata il baluardo di tante sue nefandezze, venne definitivamente distrutta e spianata.

Della antica fortezza, priva ormai del bastione centrale, rimasero le due porte sulla strada d'accesso verso la Bastia e dal lato opposto la porta centrale con le due laterali, sul fossato che la divideva dalla Città. Il fossato si trovava dove ora comincia la Via Principe Umberto, e tagliava di netto la Città dalla Rocca. Nel 1449 il Consiglio Generale dispose che si vendessero le grotte dalla Porticella sino alle mura di San Francesco e che, rispettando sempre "la Via Antica" che arrivava alla Rocca provenendo dalla Porta di Santo Cesareo, si potessero costruire le case sopra le grotte. Il fossato fu ben presto riempito, e con una delibera dell'11 settembre 1457 il Consiglio Generale esentò dalle tasse, per 20 anni, tutti coloro che volevano fabbricare case dal fossato della Rocca sino alla Porta di Santo Cesareo.

Lo spazio vuoto, intorno alla porta centrale, che si affacciava sul fossato e quello che si estendeva davanti alla antica porta d'ingresso, (porta Franca) alla Marca, ormai inutilizzata per il nuovo e più facile accesso dalla parte della Rocca, vennero ad essere riempiti di case, e la zona che si estendeva sul lato sinistro di Via Principe Umberto, fino, circa, a Piazza Fratini, cominciò ad assumere l'aspetto che presenta ai nostri giorni.