CHIESA DI SAN BIAGIO

Per chi entra nella contrada attraverso la torretta d’ingresso, detta l’Arco del Capitano, la chiesa appare oggi un edificio alto, di stile classicheggiante. Ma all’origine essa era romanica, e si può dire, nata con la contrada. Lo attesta, senza ombra di dubbio, un documento singolare: l’iscrizione latina, ancora ben leggibile, che fascia la campana maggiore della chiesa, firmata da Lotterio da Pisa: AD ONORE DEL NOSTRO SIGNOR GESU’ CRISTO. NELL’ANNO DEL SiGNORE 1253. L’altra campana più piccola, ancora più antica, reca un iscrizione che il Leoncini stesso non riuscì a leggere.

Un atto notarile del 2 febbraio 1291 attesta che la chiesa era collegiata e aveva il suo priore e alcuni  canonici.

Essa aveva il pavimento a mosaico ed era circondata da giardino, torre e chiostro. Nel 1352 la chiesa e le case che la circondavano furono date in Commenda all’Ospedale romano di Santo Spirito in Saxia. il quale vi fece una Precettoria, cioè una specie di collegio o scuola in cui si addestravano i giovani a conseguire i fini stabiliti dallo statuto, in questo caso di assistere gli infermi e bambini abbandonati, nell’Ospedale di Santo Spirito in Roma.

Nel 1613 l’Ordine di Santo Spirito chiuse la Precettoria e affidò la chiesa di San Biagio con i suoi beni alla Congregazione de11’Annunziata, con le condizioni che a ricordo della propria permanenza ad Orte, venisse collocata sopra il portale d’ingresso della chiesa la doppia croce di Lorena, stemma del proprio ospedale, ed in alto sopra l’altare, la Colomba Raggiante, ad ali aperte e capo steso, simbolo dello Spirito Santo.

Nel 1754 un furioso incendio distrusse completamente la chiesa: solo le mura perimetrali rimasero intatte. La chiesa fu ricostruita nel 1757 ma, come diceva il verbale, questa volta "alla moderna", leggera ed elegante, ad una navata, con finti pilastri alti a foglie di acanto, con una arcata di ampio respiro, con medaglioni di stucco ovali come specchi, a forma esagonale, sulla facciata esterna, nella parete di fianco all’altare maggiore e sulla volta, che avrebbero dovuto interrompere il bianco della tinteggiatura, con rappresentazioni ispirate alle anime purganti e alla vita di San Biagio. Ne furono riempite solamente tre.

Dell’antica chiesa romanica è visibile ancora il muro di destra e l’abside, accanto al quale si può ancora osservare, nelle sue linee originarie, l’antico ingresso della Precettoria.

Nel 1986 un altro incendio danneggiò gravemente la chiesa all’interno, subito restaurata però da un gruppo di giovani volontari, e riaperta al culto nel 1988.

Il   quadro attuale, che ha sostituito quello settecentesco distrutto dall’incendio, e raffigurante l’Annunciazione con San Biagio in ginocchio, è opera del pittore Padre Ortenzio Gionfra.

Appunti di Don Delfo Gioacchini