LA CHIESA DELLA SS. TRINITÀ FUORI LE MURA

Una piccola grotta, scavata ai piedi di una roccia tufacea dirimpetto alla città, circondata da altre piccole grotte, veniva usata, tra la fine del '300 e i primi anni del '400, da un gruppo di monaci eremiti come luogo di preghiera e di raccoglimento.

Ancor oggi, la parete di sinistra è ornata da due immagini della Madonna, una accanto all'altra e, dobbiamo dire, una più bella dell'altra; di rimpetto, nella parete di destra, in un riquadro più piccolo, è venerato San Cristoforo, che attraversa un ruscello portando sulle spalle il Bambino Gesù.

Nella seconda metà del '400 quella grotta fu trasformata in piccola chiesa: nella parete di fondo, nella quale fu scavata un'abside semicircolare, venne dipinta l'immagine dell'Eterno Padre che sorregge la croce nella quale è appeso il Suo Figlio; in alto, nella volta semisferica, circondata da angeli, venne rappresentato lo Spirito Santo, in forma di colomba; ai lati della Croce, dalla parte destra sta la Madonna con il Bambino in braccio che guardano la città e fissano insieme i fedeli che entrano; a sinistra, l'immagine di San Giovanni, con il volto sereno e pensoso.

Sotto l'immagine della Madonna, una scritta ancora conservata ci dice che quelle immagini furono fatte dipingere dall'eremita Nicolò Cappa di Vigne nel 1460.

Nel 1604, frate Eliseo, capo eremita a quel tempo della piccola chiesa della Trinità, promosse nella chiesa di San Biagio in Orte la congregazione dell'Annunziata, con l'incarico di provvedere alle necessità della piccola chiesa rupestre.

A confermare il suo patrocinio, nel 1630, la congregazione fece dipingere ai lati estremi dell'abside la Madonna che accoglie l'annuncio e l'Arcangelo Gabriele che glielo porta.

Nel 1780, la confraternita dell'Annunciazione, patrona di questa chiesa, il senato e il popolo ortano restaurarono questo tempio dedicato a Dio Ottimo Massimo e alla Vergine Madre di Dio, e l'eremo quasi cadente, nell'antico luogo sacro a testimonianza di gratitudine verso la Madre degna di amore.

Nel pilastro di destra è riportato ufficialmente il nome dell'eremita che fece dipingere la Madonna della Trinità:

L'otto agosto 1852 la consulta promosse un progetto per il restauro delle pitture del romitorio della SS. Trinità fuori le mura.

Nel secondo semestre del 1858 vennero fatti vasti lavori di restauro e di sicurezza per tutto il romitorio nel suo complesso.

Terminati i lavori di restauro nel 1859 si fissarono le norme da osservare nella festa della SS. Trinità: "Nelle feste della SS. Trinità si fa l'officiatura nella nostra Chiesa rurale, mattina e sera, con l'assistenza alla messa solenne, come ancora la recita del Vespro solenne nella vigilia di detta festa. La mattina uffizio solenne, assistenza alla messa solenne ed in fine dal prefetto breve preghiera e litanie cantate"

Con il contributo dei Cittadini e della Soprintendenza dei beni artistici, abbiamo intrapreso un lavoro assai impegnativo per stabilizzare le pitture e dar loro un respiro che consenta di conservare i colori delle immagini.