LE CONFRATERNITE NELLA COMUNITA' ORTANA TRA L'IMPEGNO CIVILE CULTURALE E VITA RELGIOSA

Nel museo diocesano di Orte è custodita una tavola opera di Cola cittadino ortano, che visse nel viterbese nella seconda metà del '400 e morì nel 1501. L'opera rappresenta la Madonna dei Raccomandati che protegge amorevolmente alcune persone con il suo mantello. Le altre figure sono persone ortane vissute in quel periodo ed appartenenti alla compagnia dei Raccomandati e della Confraternita di Santa Croce.

Abbiamo voluto richiamare l'attenzione del lettore su questa tavola perché non è possibile ricostruire una storia religiosa, sociale, artistica ed economica della città di Orte se si prescinde dalle Confraternite, cioè da quel vasto fenomeno associativo di schietta marca popolare, nato dal bisogno del popolo di promuovere opere di pietà e di carità, di partecipare alla gestione della cosa pubblica, sia civile che ecclesiale, e dalla volontà di individuare ed affrontare insieme i problemi più vivi della convivenza comune.

Furono queste strutture associative, nei secoli passati, che permisero alla società di superare pestilenze e carestie, grazie appunto ad un laicato impegnato, rigorosamente democratico, con i propri statuti, una propria divisa, un proprio patrimonio, la propria chiesa, una propria amministrazione, un consiglio generale e una giunta amministrativa con un priore che la presiedeva e un camerlengo che fungeva da tesoriere.

Un'analisi sommaria ci rivela le finalità e le caratteristiche di tali organismi, che in genere nascevano raggruppati in tre grandi filoni: Confraternite di devozione, Confraternite di penitenza e Confraternite di mestiere. Tutte avevano per scopo principale la salvezza eterna dei propri membri attraverso centri di devozione particolari, che potevano essere la Passione di Cristo, la Trinità, la Madonna o alcuni Santi.

Ad Orte erano presenti le Confraternite di devozione e di penitenza, mentre non esistevano le Confraternite di mestiere e se ne capisce il perché. Fin dal secolo XII a tutelare gli interessi degli artigiani erano presenti le corporazioni di arti e mestieri.

La più antica delle Confraternite di penitenza è la Confraternita di Santa Croce, detta anche della "disciplina". Quando essa abbia avuto origine non lo sappiamo con precisione, né lo storico ortano Leoncini ci dà in proposito alcuna indicazione, segno che neppure lui era riuscito ad appurarlo. Sappiamo però che, quando fu costituita la fraternita dei Raccomandati della Madonna, Santa Croce esisteva da più di un secolo, e noi possiamo affermare con sicurezza che la Confraternita dei Raccomandati fu costituita il 21 luglio 1273 e che nel 1275 essa aveva i suoi statuti.

Le opere che i confratelli di Santa Croce promossero furono di due specie, opere di culto ed opere sociali assistenziali. Entro questo quadro vanno collocate le istituzioni dei diversi ospedali.

Sull'origine dell'ospedale abbiamo un documento risalente al 1127 proveniente dall'abbazia di Sassovivo. Vi si attesta che i consoli e i rettori della città di Orte con l'assenso e la volontà di tutti i cittadini e del Vescovo Rodolfo, concessero a Cencio di Crescenzo la facoltà di costruire un ponte sul Tevere a condizione che non pretendesse il pontanatico, cioè il pagamento del pedaggio dei pellegrini, e che impiegasse i profitti ricavati a vantaggio della chiesa e dell'ospedale che ivi avrebbe dovuto edificare.

Dunque nel 1127 la cittadinanza ortana si era già posta il problema dell'ospedale. Lo stesso appare già esistente nella bolla di Adriano IV diretta a prete Leone, priore della cattedrale, il 17 febbraio 1159. Tra i privilegi che il Papa conferma alla cattedrale di Santa Maria è compreso l'ospedale e la chiesa di San Leonardo con tutte le sue pertinenze. Questo privilegio fu poi confermato da Papa Alessandro III nel 1174.

Ora, poiché l'ospedale di San Leonardo era di pertinenza della compagnia di Santa Croce, non v'è dubbio che a quell'epoca la Confraternita aveva già realizzato a beneficio della comunità un servizio sociale per gli ammalati poveri che in quel tempo, per lo più, venivano abbandonati o lasciati morire senza assistenza.

Anche se non sappiamo l'anno preciso di fondazione, nel 1159 la confraternita di Santa Croce era dunque già fiorente, e va quindi ricollegata a quel vasto movimento popolare cui si accenava prima, che nei secoli XII e XIII determinò il superamento del periodo feudale e dimostra la vigorosità della vita sociale della città di Orte, così pronta ad accogliere e assecondare quanto di nuovo fermentava in Italia.

Alla coscienza dei propri doveri cristiani e sociali di questa Confraternita si deve l'altro ospedale fondato nel primo ventennio del secolo XIII in contrada Caselli, all'approdo della barca di San Francesco. Il Leoncini cita in proposito una bolla del Papa Giovanni XXII in cui si dice "Si fa menzione che li frati minori possano reggere et governare l'ospitale dei poveri di Santa Croce come per 100 anni in circa avevano governato". La data è del 14 febbraio 1318, dunque fin dal 1218, quando era ancora vivo San Francesco, i frati minori del soprastante romitorio di San Nicolao, scendevano alla barca detta di San Francesco (perché usata dal Santo nel viaggio di ritorno da Roma), per assicurare l'assistenza, non solo religiosa, ai pellegrini di passaggio nell'ospedale. Quando poi l'ospedale di contrada Caselli venne chiuso, i frati furono incaricati dalla compagnia di venire a reggere l'ospedale di San Leonardo, detto anche l'ospedaletto. Da qui l'ospedale fu trasferito per breve tempo presso la chiesa di Sant'Angelo, oggi San Francesco, e il fabbricato presso rivo Sasseta fu trasformato in chiesa che rimase aperta al culto fino alla seconda metà dell'800. Oggi è trasformata in abitazione ed è riconoscibile la struttura esterna con la facciata rivolta ad oriente. Da Sant'Angelo, infine, l'ospedale venne trasferito accanto alla chiesa di Santa Croce e confinava con la sacrestia, che era la sala consiliare della Confraternita. L'assistenza venne affidata agli agostiniani del vicino convento.

Nei secoli XIV e XV la compagnia di Santa Croce era ormai una poderosa forza economica e sociale. Lo attestano numerosi atti notarili conservati nell'archivio della curia Vescovile di Orte, il più antico dei quali risale al 1272.

Un'altra Confraternita con caratteristiche simili era quella dei Raccomandati della Madonna, detta anche la fraternita. Anch'essa ha impresso un'orma assai profonda nella storia della città di Orte, e anch'essa era sorta come risposta ad un esigenza spontanea di schietta marca popolare. Gli aderenti si proponevano come fine la salvezza eterna, da raggiungere però, oltre che con la preghiera in comune, anche con l'esercizio delle opere di misericordia a favore dei fratelli che più avevano bisogno di aiuto e di fraternità. Ogni confratello si impegnava a versare ogni anno una quota fissa d'iscrizione di 12 baiocchi; oltre a questo denaro affluivano nelle casse sociali numerose donazioni. All'atto della fondazione ufficiale nel 1275, la Confraternita disponeva di un cospicuo patrimonio. La disposizione storicamente più importante per gli sviluppi successivi, del 1309, viene così ricordata dal Leoncini " ... fu anche ordinato che le elemosine che sopravanzano si dessero a li poveri et così cominciò l'ospedale".

Nella copia di una pergamena rinvenuta e ritrascritta dallo storico ortano Giocondo Pasquinangeli è riportato l'atto di vendita fatto dal cittadino ortano Benincasa a prete Nicolao, priore della Confraternita, di una casa posta in contrada San Sebastiano. L'opera fu portata a compimento nel 1362, quando Pietro Lello di Nardo di Iacobuzio lascia per testamento alla Confraternita " che si facci l'ospedale in casa sua in Orte nella contrada di San Sebastiano."

Dalla casa acquistata dal Benincasa e da quella lasciata da Pietro Lello di Nardo, l'una accanto all'altra, dove ora è il laboratorio d'analisi, l'ex taverna di San Sebastiano e le cantine dell'ospedale con il pozzo, nel 1380 furono ricavati con opportuni adattamenti e messi in grado di funzionare, la chiesa e l'ospedale con la sala delle riunioni della Confraternita dei raccomandati.

Il consiglio d'amministrazione dell'ospedale, diverso dal consiglio della Confraternita, cui rimanevano i compiti assistenziali nei diversi settori sociali, veniva eletto ogni anno con una cerimonia solenne e significativa. Il giorno di Natale, dopo i vespri, si riunivano nella chiesa dei raccomandati, dinanzi al Vescovo, in rappresentanza degli iscritti 100 uomini, i quali sceglievano 10 confratelli per l'anno prossimo alla cura di detto ospedale.

Fu di comune accordo stabilito che l'ospedale già esistente, creato oltre 2 secoli prima dalla confraternita di Santa Croce, venisse riservato agli uomini, mentre quello dei raccomandati alle sole donne.

Nel 1617 il Vescovo Fabrani riunì questi due ospedali in un unica struttura alla quale, su lascito del cittadino ortano Simone Alonio, nel 1667 la Confraternita della Trinità aggiunse l'ospedale dei convalescenti ancora visibile accanto all'attuale farmacia comunale. Qualche anno dopo fu aggregato ad esso l'ospedale dei pellegrini e degli appestati sito nell'area accanto all'antica chiesa della Trinità, oggi palazzo Crocoli Carboni, alla fine di via Matteotti. L'insieme di tutti questi ospedali, promossi e mantenuti con i beni delle Confraternite, furono chiamati fino a qualche anno fa, Ospedali Uniti di Orte.

Nel presentare la Confraternita di Santa Croce il Leoncini annota che "... è la più antica che sia in Orte, porta i sacchi bianchi, con lo stendardo e un crocefisso, et il venerdi santo a sera i confratelli fanno una pietosa et bella processione per tutta la città, ove concorrono tutte le altre compagnie et si porta un Cristo su una bara che dà molta devotione al popolo tutto che vi concorre". Da quanto lo storico ortano ci dice, la processione del venerdi santo, nata come iniziativa dalla Confraternita di Santa Croce, ha avuto la partecipazione e il concorso di tutte le Confraternite, conservando un ordine di precedenza che è stato sempre rigorosamente rispettato, a seconda della antichità della loro fondazione e, quindi, dall'inizio della loro partecipazione.

Così essa è giunta fino a noi, attraverso i secoli, pur con i necessari aggiustamenti. La processione come si svolge oggi conserva le stesse caratteristiche e la stessa forma che ad essa diedero i primi confratelli: un corteo funebre, mesto e devoto, che accompagna, in spirito di penitenza, Cristo alla sepoltura, in attesa della Sua resurrezione.

Sta qui la sua importanza sul piano storico e religioso per la comunità di Orte: la processione è la testimonianza più genuina ed originale delle tradizioni ortane, l'unica che sia giunta a noi così come è nata, nel corso della lunga e travagliata esistenza della città.

Noi oggi potremmo dire che se per un'ipotesi impossibile tornassero tra noi gli ortani del '200 o dei secoli successivi, certamente stenterebbero a riconoscere la struttura della città in cui vissero, tante sono state le modifiche che essa ha avuto. Ma certamente rivedrebbero con profonda commozione la processione alla quale essi stessi parteciparono, così come essi la vissero.

Partecipare oggi alla processione del venerdi santo è perciò per gli ortani come inserirsi nel fiume grandioso della tradizione, un modo, forse il più genuino, di sentirsi ortani.

Per comprendere la processione così come oggi si presenta, diamo brevemente alcuni cenni di ogni Confraternita: della chiesa da cui si muove, della divisa che indossa, e dell'ordine che segue nella sfilata, risalendo via via dalle più recenti alle più antiche.

Don Delfo Gioacchini