CONFRATERNITA DELLA MISERICORDIA

La compagnia della Misericordia, sacco e cappuccio nero, che provvedeva al trasporto dei morti e alla loro sepoltura, aveva sede in origine in una chiesa che si affacciava sulla piazza di S. Francesco dedicata ai Santi Marciano e Maurizio: il popolo la chiamava, anche se non sappiamo il perchè, chiesa di Santo Rosto.

Il Leoncini ricorda che nel 1238 il Priore di questa chiesa, Filippo fu testimone dell'ingresso nel monastero di San Giorgio in Borgo della fanciulla ortana Todisca figlia di Giovanni Catena.

La chiesa è ricordata anche in un documento notarile del 1342. In un altro documento, datato 5 agosto 1554, risulta che la chiesa dei Santi Marciano e Maurizio venne concessa alla Confraternita della Misericordia, dietro il pagamento di una torcia di cera da una libra e di quindici scudi all'anno. Da allora essa venne chiamata chiesa della Misericordia: era a tre navate e si trovava dove è ora il giardino di Palazzo Manni.

Di essa è rimasto uno dei muri di cinta nel quale, messe recentemente in bella mostra, si possono ammirare i resti di alcune antiche colonne. Nella seconda metà del '700, la chiesa, ormai fatiscente, venne chiusa e la Confraternita della Misericordia venne accolta dai frati conventuali nella chiesa di San Francesco che, nella seconda metà del '600, era stata costruita sopra l'antichissima chiesa romanica di S. Angelo.

La Confraternita è stata sempre tenuta in grande considerazione, sia per la pietà dell'ufficio a cui essa assolveva, sia per il numero sempre assai elevato dei suoi iscritti, sia perchè di essa facevano parte, per lo più, membri delle famiglie ortane di maggior riguardo.