Confraternita di Santa Croce

detta anche della "disciplina" o "della frusta"

Quando essa abbia avuto origine non lo sappiamo con precisione, né lo storico ortano Leoncini ci dà in proposito alcuna indicazione, segno che neppure lui era riuscito ad appurarlo. Sappiamo però che, quando fu costituita la Fraternita dei Raccomandati della Madonna, Santa Croce esisteva da più di un secolo, e noi possiamo affermare con sicurezza che la Confraternita dei Raccomandati fu costituita il 21 luglio 1275.

Le opere che i confratelli di Santa Croce promossero furono di due specie, opere di culto ed opere sociali assistenziali. Entro questo quadro vanno collocate le istituzioni dei diversi ospedali. Sappiamo con certezza che nel 1127 la cittadinanza ortana si era già posta il problema della realizzazione dell'ospedale. Lo stesso appare esistente per la prima volta nella bolla di Adriano IV diretta a prete Leone, priore della cattedrale, la data è del 17 febbraio 1159. Questa data è importante poiché nella bolla sono elencati anche alcuni privilegi che il Papa conferma alla cattedrale di Santa Maria. Tra essi è compreso "l'ospedale e la chiesa di San Leonardo con tutte le sue pertinenze".

Ora, poiché l'ospedale di San Leonardo era di pertinenza della compagnia di Santa Croce, non v'è dubbio che a quell'epoca la Confraternita aveva già realizzato a beneficio della comunità, quello che era stato programmato: un servizio sociale per gli ammalati poveri che in quel tempo, per lo più, venivano abbandonati o lasciati morire senza assistenza.

Anche se non sappiamo l'anno preciso di fondazione, nel 1159 la Confraternita di Santa Croce era dunque già fiorente.

Nei secoli XIV e XV la compagnia di Santa Croce era ormai una poderosa forza economica e sociale. Lo attestano numerosi atti notarili attestanti vendita di terreni, passaggi di proprietà, contratti nunziali, ecc. conservati nell'archivio della curia Vescovile di Orte. Il più antico risale al 1272, ma è già di un'epoca nella quale Santa Croce era assai sviluppata.

La Confraternita di Santa Croce ha sede nella propria chiesa facente parte del complesso attualmente chiamato Sant'Agostino. Esso si presenta all'interno in una forma piuttosto irregolare.

Infatti, è il risultato della fusione di tre edifici, un tempo separati da pareti :la chiesa di Santa Croce, l'oratorio di Sant'Egidio e la chiesa di Sant'Agostino.

La chiesa di Santa Croce, piuttosto bassa e ristretta rispetto alle altre, è la parte più antica e più ricca di opere d'arte.

Nel corso dei lavori di restauro, eseguiti nel 1977 nella chiesa di Santa Croce, sono apparsi i resti di alcuni affreschi che ornavano le pareti, un San Francesco, il Battesimo di Gesù e il ritratto di un gentiluomo. Di notevole importanza l'altare della Madonna del Rosario, opera del giovane pittore ortano Mastro Giorgio da Orte. Oggetto di grande devozione era l'antico crocefisso, che veniva portato in processione in circostanze di particolare gravità. E' un capolavoro di scultura in legno, della seconda metà del secolo XV, di accentuato realismo, con il corpo scarno, il capo staccato dalla croce, teso nello sforzo supremo di sopportare il dolore, gli occhi sbarrati, la bocca semiaperta, quasi che l'artista (ignoto) l'abbia voluto rappresentare, e v'è davvero riuscito, appena un attimo prima di reclinare il capo, dopo aver gridato ad alta voce "Padre, a Te affido la mia vita".

La Confraternita, oltre agli scopi sociali identificati negli ospedali, ha per istituzione il compito di tener desta la devozione per la Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore. La splendida suppellettile procurata per la processione del Venerdì Santo sta a dimostrare con quanto gusto e quanta proprietà i confratelli di Santa Croce tenevano al decoro di quella manifestazione, giustamente identificata con la loro stessa compagnia.

La Confraternita di Santa Croce ci ha lasciato anche importanti opere d'arte oggi conservate nel Museo Diocesano: su tutte le tavole di Sant'Egidio databili nel sec. XV. Nel 1902 erano ancora situate nella chiesa. Nell'ultimo riquadro ci sono i confratelli "della Disciplina della Frusta", committenti dell'opera, chiamati anche "compagnia di Sant'Egidio" giacché esso era ed è il loro protettore.