La Contrada Porcini

La chiesa di San Pietro stava in origine in contrada Capo Castello. Quando nel 1431, la Rocca fu abbattuta, in odio alla tirannia di Antonio Colonna, la chiesa fu ricostruita "ov'oggi si vede".

In un atto del 1458 la contrada venne chiamata, per la prima volta, contrada San Pietro che prima se diceva li Porcini.

Nella chiesa piccola e bassa, il Leoncini fece apporre sulla facciata interna di sinistra la lapide del secolo V, proveniente da San Giovanni in Fonte, con l'iscrizione che ricorda il Vescovo Leone, il terzo della serie dei Vescovi ortani.

Nel 1449 fu concesso di costruire case sugli spazi lasciati liberi nella zona militare che si stendeva sopra la rupe, lungo il versante settentrionale, dalla Marca fino a San Francesco, al di sopra del Borgo San Giacomo.

Risalgono a questa epoca tutte le costruzioni che si affacciano sul Tevere. La contrada, lungo la via contigua comprendeva alcuni palazzi che gli abitanti di un tempo costituivano titolo di orgoglio: la cosiddetta casa di Proba Falconia - la poetessa cristiana del secolo IV - nella piazzetta che si ricorda il nome; il palazzo con l'antica torre - ancora individuabile - in piazza di Troia (oggi piazza Federico Fratini) con il portale d'ingresso in Via Cavour a bugne lisce, sormontato dallo stemma con due leoni rampanti; la casa di Giulio Roscio di fronte alla piazzetta di Montecavallo, con una finestra che si affaccia sullo slargo di via Cavour recante l'iscrizione "virtute duce equite fortuna".

Il Leoncini conclude cosė la sua descrizione della contrada: "č ornata di molti templi, vescovado, palazzi, piazze, portici, colonne, archi, torri et altre cose nobili".

Lo stemma della contrada č della famiglia Savello. I colori araldici sono il bianco e il viola.