Colombaie Rupestri



Le colombaie rupestri, ambienti ipogei destinati all'allevamento dei piccioni, attualmente visitabili ad Orte sono quelle ubicate in prossimità di Piazza Solferino verso il costone settentrionale della rupe che si affaccia sul fiume Tevere. Tutto questo versante era costellato da questa tipologia di strutture, fino ad arrivare all'area della Rocca (attuale Palazzo Alberti). Anche l'altro versante della rupe, in prossimità della Chiesa di San Gregorio Magno era caratterizzato dalla presenza di questa attività produttiva che però, guardando alla tipologia delle celle e alla loro struttura, probabilmente si va ad inserire in un contesto cronologico diverso da questo.
Le colombaie possono essere di due tipi: colombaie di tipo rupestre, e colombaie costruite. Di colombaie costruite non si hanno tracce nel centro storico di Orte; esse sono comunque presenti nel territorio circostante, ubicate nelle sopraelevazioni delle torri dislocate lungo il percorso della Via Amerina (San Masseo, San Michele). Questo tipo di colombaie inserite in strutture in alzato, ivi installate in seguito alla defunzionalizzazione delle torri, sono ascrivibili cronologicamente al XV secolo, mentre le colombaie rupestri di nostro interesse risalgono al pieno Medioevo, a partire dal XII secolo.
Quando si parla di colombaie bisogna innanzitutto sgombrare il campo da un equivoco di fondo che per lungo tempo ha accompagnato gli studi su questa tipologia di ambienti rupestri, risolto definitivamente nel 1981 dalla Quilici Gigli. I termini colombaio o colombaia si distinguono infatti dal nome colombarium. Il colombario è ugualmente una struttura rupestre di epoca romana scavata nel banco di tufo, che serviva però ad depositare le urne cinerarie. Le nicchie che ospitano l'urna cineraria hanno inoltre una dimensione di quattro volte superiore alla nicchia della colombaia destinata ad alloggiare il volatile. Il colombaio al contrario, struttura la cui funzione risiedeva nell'allevamento di piccioni da carne, pasto particolarmente pregiato fin dall'età romana, non ha un'origine antica ma medievale.
Questo tipo di attività produttiva si presenta soprattutto nella Tuscia viterbese associata a due tipologie di insediamento: quello urbano, come ad Orte, e quello rurale, come testimoniano gli insediamenti rupestri di Palazzolo, Montecasoli, Corviano, Aliano.
Tale pratica, regolamentata anche da apposite norme statuarie, richiedeva dei particolari accorgimenti di natura funzionale, tramandatici da alcune fonti antiche, soprattutto da Varrone e Columella. In primo luogo gli ambienti che ospitavano l'allevamento dei volatili dovevano inserirsi ai margini del centro abitato per evitare che i piccioni disturbati abbandonassero il nido. Ad Orte questa prescrizione viene rispettata almeno per quello che concerne questa colombaia. Essa si trova all'interno del territorio della contrada Porcini, area soggetta ad un'urbanizzazione particolare, in quanto la distribuzione dell'abitato non era uniforme, poichè le abitazioni erano generalmente associate ad orti e giardini. In secondo luogo gli ambienti dovevano essere ben puliti ed areati con finestre preferibilmente rivolte verso sud per migliorare le condizioni di riscaldamento sfruttando il calore del sole. Le finestre dovevano essere inoltre esternamente imbiancate con intonaco bianco che serviva a renderle immediatamente visibili dall'esterno ai piccioni stanziati nell'ambiente ipogeo quando si allontanavano momentaneamente da esso per provvedere alle proprie necessità di pulizia e approvviggionamento idrico. L'intonaco poteva altresì essere lisciato artificialmente in modo da evitare la risalita di animali molesti che avrebbero potuto disturbare le covate. Per impedire invece l'ingresso di rapaci alle finestre potevano essere inserite delle grate la cui grandezza era tale da consentire soltano il passaggio del piccione. Nella piccionaia oggetto della nostra attenzione non possiamo più esaminare le caratteristiche delle finestre che erano presenti perché esse sono crollate durante il consolidamento della rupe, così come non è rimasta alcuna traccia della doppia porta di accesso dell'allevatore, strutturata in tal modo per impedire la fuga dei piccioni. Come si può osservare dai tanti esempi di piccionaie rupestri rinvenute nel Lazio settentrionale, e come dimostra la colombaia ortana esaminata, l'orientamento di tali ambie
nti verso mezzogiorno non rappresentò nel Medioevo un elemento discriminante nella costruzione di una piccionaia, come al contrario lo è stato l'affaccio su di un corso d'acqua, indispensabile per l'approvviggionamento idrico dei volatili, rispettato nel 90% dei casi presi in esame dagli studiosi.
Anche l'ambiente interno doveva possedere certe caratteristiche: in primo luogo le nicchie di alloggiamento dei piccioni, scavate nel banco tufaceo e disposte su più file, non dovevano mai trovarsi all'altezza del piano pavimentale, ma a circa mezzo metro da esso, sia per impedire ad altri animali, come ad esempio i topi, di accedere alle covate, sia per far si che il guano si depositasse a terra e non imbrattasse i nidi sottostanti. L'allevatore in tal modo era facilitato nella rimozione del guano stesso utilizzato poi nell'attività agricola. Le nicchie dovevano essere altresì inclinate verso l'interno per impedire all'uovo di scivolare fuori della cella e cadere a terra. L'ambiente inoltre doveva essere munito di canalette di scolo delle acque in grado di agevolare all'allevatore la pulizia della colombaia.
Lo studio dell'evoluzione tipologica delle nicchie ha permesso di individuare tre stadi di sviluppo. Da una prima fase caratterizzara da forme irregolari che non hanno né un senso né una logica di scavo, si passa a forme abbastanza regolari come quelle presenti nella colombaia di Orte, che si possono datare a partire dal XII secolo, fino ad arrivare più tardi ad una forma simile ad una casetta, coperta da due spioventi.
La colombaia oggetto del nostro esame non sembra rispettare del tutto la regola funzionale di far partire le nicchie scavate nel banco di tufo da una certa altezza rispetto al piano pavimentale, come si può osservare dalle impronte in negativo ancora visibili a terra che mostrano come esse siano state completamente asportate dalla loro collocazione originaria. La presenza della canaletta di scolo delle acque è invece ancora visibile sul piano di calpestio.
Questa tipologia di piccionaia ascrivibile al XII-XIII secolo ha conosciuto più fasi di vita. La prima relativa a questa particolare attività produttiva, che poteva essere sia privata che collettiva, gestita cioè da un ente (solitamente una confraternita) che si preoccupava di approvigionare l'intera comunità. Una defunzionalizzazione di questo ambiente avviene a partire dal XV secolo, quando l'attività di allevamento dei volatili fu molto probabilmente sostituita dall'impianto di una tintoria della lana, come è testimoniato dalla presenza di alcune cavità nel terreno, e come ci informa anche Lando Leoncini.
Nel secondo ambiente adibito a colombaia le tracce di scavo testimoniano come esso sia un po' più tardo rispetto al precedente, dal quale differisce anche per due ordini di motivi: in primo luogo le nicchie sono più inclinate all'interno e sono di dimensioni leggermente più piccole, ma soprattutto perché è rispettato, fin dalla fase della sua progettazione, il criterio di iniziare lo scavo delle nicchie a circa mezzo metro dal terreno. Ugualmente conservata è la canaletta di scolo delle acque, e meglio conservato è anche il pavimento. Anche questo ambiente, migliore dell'altro nel mostrare le autentiche caratteristiche di una colombaia, andò probabilmente soggetto ad una trasformazione d'uso ad opera forse dell'allevatore stesso, anche se al momento non si sa dire a quale nuova attività fu destinato.
A proposito di questi due ambienti appena esaminati si può ipotizzare che il fronte tufaceo si sia distaccato nel corso dei secoli arretrando di qualche metro la parete di chiusura originaria della colombaia, spostata in precedenza qualche metro più in avanti.