L'insediamento romano di Seripola

L'abitato romano di Seripola, si trova subito a nord di Orte, in prossimità del ponte di epoca augustea di cui rimangono pochi resti visibili, alla confluenza del Tevere con il fosso omonimo. Gli scavi sono iniziati negli anni 60' con l'apertura del settore più prossimo al fiume e sono proseguiti nei decenni successivi con l'allargamento dell'area indagata.
Sono state fatte delle prospezioni ad opera della British School di Roma, che hanno permesso una migliore definizione dell'insediamento. L'area abitata si estende a nord del fosso in zona Castiglioni, la zona più elevata, con i settori propriamente abitativi, e a sud con i settori produttivi, mentre verso est non sembra estendersi molto, il limite sembra essere dato dalla presenza di una serie di sepolture, anche a camera scavate nel tufo. In prossimità dell'abitato è stato individuato il perimetro di un edificio pubblico di grandi dimensioni ( 30x35metri) realizzato in opus reticolatum, una tecnica edilizia di pregio destinata a costruzioni di rilievo e poco presente lontano da Roma. Deve trattarsi di un edificio importante, forse un tempio pertinente alle prime fasi di vita dell'abitato.
Osservando la pianta si nota che le strutture si sviluppano attorno alle due strade principali di cui una orientata est-ovest e l'altra nord-sud. Gli assi viari non risultano perfettamente rettilinei, ricalcano e si adattano evidentemente a situazioni precedenti. Nel punto di incrocio infatti rimane un pavimentazione in lastre di travertino con sottostante un tratto basolato più antico. La via orientata est-ovest è l'antica via amerina che si distaccava all'altezza della mansio ad vacanas (Baccano), e attraverso Nepi e Faleri novi giungeva direttamente a Seripola, passava il fiume sul ponte prossimo all'abitato e piegava a est.
Chi voleva raggiungere l'adriatico risaliva il Nera, poi la valle del Tevere verso Perugia e Rimini, oppure passando da Terni a Foligno e poi o verso nord, o a est attraverso Colfiorito verso Civitanova. Da Terni si poteva anche scegliere di risalire la Valnerina fino a Visso e al valico dell'appennino sempre verso est. Sfruttando invece la via naturale del Tevere si potevano trasportare merci verso Roma.
Nell'area di Orte sono note alcune fabbiche di laterizi appartenenti a ricche famiglie locali mentre vicino Vasanello è stata identificata una fornace di ceramica sigillata aretina di proprietà degli Ancarii.

Il porto era quindi molto importante per l'economia della zona.

L'area scavata è stata suddivisa in quattro settori principali.

Nel settore I, a sudovest, si trovano locali per uso commerciale o utilitaristico. Si distinguono alcuni ambienti allungati che si affacciano sul cardo principale (nord-sud) attraverso delle soglie in travertino in cui sono evidenti le tracce lasciate da battenti a scorrimento. Il retro, separato da tramezzi in muratura, sorge su strutture aperte direttamente sul fiume. Sono stati rinvenuti due dolii per lo stoccaggio temporaneo delle merci. La presenza di scale indica l'esistenza in antico di un secondo piano destinato ad uso abitativo. L'ambiente più a nord, più articolato, si affaccia sulla via orientata est-ovest, il decumano, il fulcro dell'insediamento fin dai momenti iniziali di vita. In questo ambiente sono stati rinvenuti oggetti in osso : aghi, una spatola, un pettine.
Il settore II a nord del decumano presenta alcuni ambienti aperti su una corte interna, e una serie di piccoli vani di fronte al fosso, uniti da un lungo muro di fondo in pietra.
Negli ambienti centrali troviamo le scale per i piani superiori, e oggetti di uso utilitaristico come una macina in pietra, un mortaio in basalto e pesi in marmo. E' stata anche rinvenuta un'ara con dedica a Mercurio del seviro augustale di Ameria Spurilio Fortunato. La divinità è quella protettrice delle attività commerciali e la dedica è indice degli interessi del funzionario nell'area.
Il settore III presenta alcuni ambienti affacciati sul cardo massimo simili a quelli di fronte nel settore I , probabili tabernae costruite in una fase avanzata dello sviluppo dell'insediamento. Gli ambienti sul lato nord del settore III sembrano appartenere invece alla fase più antica , sia perché aperti sul decumano sia per la tecnica edilizia utilizzata, in opera quadrata di tufo, ascrivibile al II-I secolo a.C.
All'interno di questo settore è stata individuata l'area delle terme, sorta nella prima età traianea riadattando ambienti già esistenti e quindi non rispettando la successione canonica dei vani ( tepidarium, calidarium, laconicum, con la sosta finale nel frigidarium) nelle terme romane imperiali dal I sec d.C.
A Seripola nella pavimentazione dell'ipocausto sono presenti numerosi bolli sui laterizi, utili per la datazione del complesso. Tra gli ambienti sono stati identificati solo il calidarium con ipocausto e con il pavimento dotato di suspensurae e tubuli di terracotta,e il tepidarium, con pavimento in mosaico e abside semicircolare, ma numerosi devono essere stati gli interventi che hanno modificato la struttura originaria. Le ridotte dimensioni del complesso ne indicano l'utilizzo comunque limitato a poche famiglie evidentemente benestanti.
Da notare l'utilizzo di una particolare tecnica costruttiva chiamata opus spicatum che utilizzava pietre piatte in calcare locale inserite a spina di pesce come paramento nelle murature, modificando anche strutture precedenti. Una tecnica poco documentata e quindi abbastanza caratteristica della zona.
Da notare nella cartina il muro che delimita ad est l'ambiente alfa, realizzato in opera spicata in una fase finale riadattando una struttura precedente realizzata in opera quadrata di tufo. Sembra quindi che l'insediamento abbia conosciuto almeno due fasi costruttive principali, una in blocchi di tufo e l'altra in filari di pietra locale, mentre l'uso del laterizio è poco attestato. Nel III secolo d.C, in un momento di crisi dell'abitato, è stato realizzato un forno da pane all'interno dell'area termale, vicino alle uniche cisterne documentate. Si tratta di un vano con volta a botte in opera cementizia, dotato di apertura ricoperta da tegole poste alla cappuccina, di utilizzo sicuramente non domestico ma comunitario, forse commerciale. La pulizia e la continuità del piano di cottura sembra escludere altri possibili utilizzi della struttura.
A sud di quest'area è stata individuata una serie di pozzi e canalizzazioni pertinenti a un officina per la lavorazione dei metalli, presente nei pressi dell'area scavata, come indicato anche dalla concentrazione di strumenti rinvenuta in alcuni ambienti del settore III.
Il settore IV, poco indagato nel 1979, si apre verso sud sul decumano massimo e presenta alcuni ambienti rettangolari a sviluppo orizzontale di cui uno con porticato di cui rimangono visibili i plinti. La frequentazione del sito di Seripola sembra durare fino all'inizio V secolo, dopo una ripresa nel IV secolo dovuto ad una riconversione ad economia di latifondo, come indicato anche da testimonianze presenti in ville rustiche nell'area amerina, e che confermano l'importanza della posizione dell'abitato alla confluenza del Tevere e del rio Grande, e della via Amerina e Tiberina.
E' possibile che siano state le invasioni dei visigoti all'inizio del V secolo a mettere fine alle attività dell'insediamento e dell'area portuale. Numerosi sono gli oggetti anche di pregio di origine esterna rinvenuti nel sito:
bronzetti dal mondo celtico, una lastra con dedica alla dea Iside, anfore, ceramiche , vetri, di importazione orientale. Nell'area di Seripola sono state identificate alcune famiglie benestanti il cui nome rimanda alla zona di Ameria piuttosto che Orte.
Probabile che il porto subisse quindi l'influenza dell'area amerina Nel IX-X secolo d.C. si data la costruzione del castello sull'altura di Castiglioni, sembra non ci sia stata continuità con il precedente insediamento, posto più a valle, ma è possibile che questo sia solo una carenza nella documentazione in nostro possesso. E' auspicabile che ricerche future, sia con nuovi scavi archeologici che possano indagare altri settori dell'abitato, sia con ricognizioni sistematiche di superficie ad ampio raggio, possano portare a chiarire definitivamente questo punto al momento per noi piuttosto oscuro.